Le ultime settimane sono state un vero e proprio ritorno agli anni della Guerra Fredda sia per la Russia che per il Regno Unito: il primo ministro Theresa May ha accusato Mosca di aver avvelenato un’ex-spia russa con un raro agente nervino a Salisbury, in Inghilterra.

Il Cremlino ha respinto l’accusa e ha insistito affinché il Regno Unito dimostrasse il ruolo della Russia nell’attacco o procedesse a chiedere scusa. La risposta dell’Unione europea all’evento è arrivata martedì, sottolineando la sua disponibilitá a sostenere la Gran Bretagna se necessario, dimostrando solidarietà con il primo ministro britannico Theresa May e garantendo uno sforzo collettivo per punire i responsabili.

Ma prima che l’UE potesse prendere una chiara posizione contro il Cremlino, imponendo misure restrittive e sanzioni (come giá accadde in passato), la Russia si è mossa per ricordare all’Europa che il suo gas è la fonte di energia più flessibile e affidabile per il continente. Il ministro dell’Energia

russo Alexander Novak ha esortato i responsabili politici a non permettere che la disputa diplomatica si intromettesse nei rapporti commerciali con l’Europa, che riceve circa un terzo del suo gas dalla Russia.

L’avvertimento di Novak è qualcosa di cui l’Europa dovrebbe preoccuparsi? E esattamente quanto l’UE (ancora) dipende dal gas russo?

Gli Anni Mirabiles di Gazprom

Bene, guardando ai numeri, realizziamo che Novak ha tragicamente ragione: Gazprom ha goduto di due anni mirabiles per quanto concerne le vendite di gas all’Europa, raggiungendo volumi record sia nel 2016 che nel 2017. Questo risultato è stato piuttosto sorprendente dal momento che le vendite di Gazprom in l’Europa hanno subito numerose pressioni negli anni precedenti e driver competitivi e politici puntavo tutti a una forte riduzione dell’offerta russa nel continente.

Tuttavia, diversi fattori esterni hanno concorso al forte incremento attuale, tra cui svariati ritardi nei nuovi progetti di avviamento del GNL, l’aumento dei prezzi del carbone, le restrizioni alla produzione di gas nel campo di Groningen in Olanda, l’aumento della domanda complessiva di gas in Europa e la stessa strategia di marketing di Gazprom, che è stata adeguata per garantire una maggiore competitivitá del proprio gas e conformitá alle normative europee.

Dopo un calo della domanda di gas tra il 2010 e il 2014, nel 2015 l’Europa ha ritrovato un rinnovato appetito per il gas, la cui domanda é cresciuta nel 2016 e 2017 toccando rispettivamente un aumento del 6 e del 7%. La ripresa economica in tutta Europa, le fredde temperature invernali e un aumento dello switching dal carbone al gas sono alcune delle ragioni alla base di questa tendenza.

In particolare, il Regno Unito è stato fortemente influenzato dallo switching da carbone a gas, dopo l’approvazione di una riforma sul prezzo della CO2. Il resto dei paesi europei ha seguito gli stessi passi, ponendo grande enfasi sull’importanza della riduzione delle emissioni di CO2 e sulla chiusura delle centrali a carbone.

La conversione da carbone a gas è stata spinta anche dalla tendenza al rialzo dei prezzi del carbone, che è passato da un minimo di 40 $ / ton nel 2016 a 90 $ / ton nel 2018, combinato con un aumento significativo del prezzo degli EUA. La tendenza rialzista del carbone è dovuta principalmente alle politiche attuate dalla Cina lo scorso anno, che avevano il fine di ridurre l’offerta interna di carbone, chiudendo le miniere inefficienti e aumentando le importazioni.

Considerando l’aumento della domanda di gas del continente e la crescente pressione proveniente dalla Commissione europea, Gazprom ha deciso lo scorso anno di adeguare la propria strategia di pricing. La storica formula legata al petrolio preferita dai russi, è stata sostituita dai prezzi basati su hub, sistema ormai prevalente in Europa. Al momento, un terzo dei contratti di Gazprom è indicizzato al petrolio, un terzo è indicizzato al prezzo hub, un altro terzo è basato su contratti ibridi che offrono il prezzo più basso tra le due indicizzazioni.

A dire il vero, Gazprom non ha avuto molta scelta quando si é trattato di modificare la propria strategia di prezzo: la Commissione europea ha fatto pressioni sul colosso energetico russo attraverso l’attuazione del terzo pacchetto energetico, e allo stesso tempo, procedendo con l’indagine della DG COMP inerente alle attività commerciali della società nell’Europa centrale e orientale. Gazprom ha finalmente aderito a molte delle richieste della Commissione e, così facendo, ha reso il proprio gas molto più attraente per molti consumatori dell’Unione Europea.

Il contesto europeo

Analizzando il lato dell’offerta, è importante notare che la produzione interna europea è diminuita negli ultimi anni. I problemi nel campo di Groningen in Olanda, dove l’attività é stata limitata per ridurre il rischio di attività sismica, hanno causato un’inaspettata carenza di offerta, che ha fatto aumentare il livello delle importazioni. Una situazione simile si è verificata nel Regno Unito, dopo la chiusura del campo Rough e del relativo impianto di stoccaggio.

I due eventi non sono stati percepiti come estremamente problematici dai market maker, poiché all’inizio del 2016 le aspettative si focalizzavano su un’imminente un’ondata di nuovi progetti di GNL negli Stati Uniti e in Australia. Il GNL venne considerato come la nuova fonte di importazioni europee, che avrebbe potuto causare una significativa concorrenza al gas russo e potenzialmente generare una guerra dei prezzi.

 

La realtá si é rivelata ben diversa: i ritardi nei progetti di GNL e l’aumento della domanda di gas in Asia hanno ridotto notevolmente il flusso di GNL verso l’Europa. Per quanto riguarda il leggendario flusso di GNL proveniente dsgli Stati Uniti, come la Russia non ha perso occasione di sottolineare, sembra non sia riuscito a materializzarsi. Gazprom ha recentemente paragonato la sua fornitura di gas all’UE come una tazza colma di tè, mentre la fornitura di GNL americano al continente sembra essere niente piú che poche e sporadiche  gocce d’acqua.

Da un punto di vista politico, la Russia non è amica dell’UE, ma sul fronte energetico Gazprom è il fornitore di gas più economico e flessibile su cui l’Europa possa contare. Sebbene negli anni passati l’UE abbia affermato di voler limitare la propria dipendenza dal gas russo, la realtà é diversa: l’Europa non può fare a meno del gas russo, almeno non ora. É giunta l’ora che l’Europa prenda coscienza della propria schizofrenia.

Gazprom ha dichiarato di voler aumentare la sua quota di mercato nel continente europeo (attualmente al 35%) raggiungendo il 40% nel prossimo futuro. Dato il basso costo di produzione e la sua flessibile strategia di prezzi, è facile credere che il gigante russo possa competere con quasi tutte le fonti di GNL in arrivo in Europa.

Indipendentemente da qualsiasi problema politico, questo risultato porta a una questione di sicurezza dell’approvvigionamento per i responsabili politici europei, in quanto un fornitore con una quota così significativa, in un momento in cui la produzione interna è in calo, comporta per l’Europa l’impegnarsi in una relazione locked in.

I politici europei devono ora decidere se desiderano limitare l’offerta di una delle fonti di gas più economiche del continente per preservare la propria libertà in termini di decisioni diplomatiche e politiche

Maria Mura | Energy Consultant

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